Il viaggio nella memoria di un giovane ricercatore

Mi sarebbe piaciuto scegliere un solo ricordo, esemplare, dell’istituzione, ma si è rivelato un lavoro tutt’altro che semplice e forse un po’ brutale e sanguinoso. Finisco per inanellare una serie di episodi, non è escluso anche didascalici, o parecchio didascalici, ma è tardi e corro il rischio. 

Provo a sottolineare la potenza di alcuni insegnamenti, che hanno anticipato, mi sembra, la profondità e il metodo della lezione universitaria, e potrebbero tranquillamente tenere testa a quel tipo di modello. Le lezioni sullo «stile drammatico» di Seneca e sullo strutturalismo in letteratura con Alessandro Squerzanti. Le lezioni sulla cena Trimalchionis e la Storia vera con Giovanna Viscuso. Le lezioni sul
relativismo dei νόμοι e sul cinema di Orson Wells con Claudio Ricci. Le lezioni sul trittico del Giardino delle delizie e su Panofsky con Valeria Tassinari. Le gare di retorica con Francesco Genovesi. La lezione sui fantasmi nel teatro elisabettiano con Annalisa Lambertini. La lezione sulla figura impleta del Catone di Dante, con Patrizia Galliani. E come dimenticare la lezione sulle città in letteratura, con un giovanissimo stra eloquente Giulio Borgatti in tirocinio? Ce ne sarebbe un’infinità di altre.
Scrivo ‘con’: tutte esperienze collettive, il momento frontale lo ricordo leggero e tutto proteso a coinvolgere e interpellare. In quei frangenti sono stato probabilmente più ricettivo, pensandoci non avrei proprio le capacità di misurare le lezioni di matematica e fisica, per esempio, eppure non posso non invitare anche Daniela Rizzieri, ma divago e scivolo proprio nel sentimentale (e d’altra parte c’è qualcosa di non sentimentale?).

Una cosa forse non del tutto ordinaria è il rapporto allacciato con docenti che nostri non erano, ma di altre classi e mai si sono sottratte e sottratti a conversazioni e confronti: Tiziana Tacconi, Stefano Cariani, Rossella Cristi, Elisabetta Bulgarelli. Cosa ci abbia spinto poi a interpellarli, non saprei dire: tutto abbondantemente nel regno del subliminale. Altra menzione del tutto indispensabile: il mio debito con Paolo Cevolani, musicista scacchista e filosofo sottile e sulfureo, è incalcolabile! Tra le molte toghe ha anche quella di zio, banco di prova combustivo di mille teoremi.
Senza che me ne accorgessi l’emozione dilaga, il ricordo più sentimentale, va da sé, è riposto e non sono certo sia giusto diffonderlo nel racconto, né di riuscire a comunicare qualcosa di compiuto o meno che banale. Ma anche qui: risposte a domande, un’eleganza, una dolcezza difficili da dire, però inconfondibili e quanta ispirazione! La lotta, la sensazione di partecipare a qualcosa di complesso e vasto, la volontà e la gioia di capirne di più, di esserci, piano piano, malgrado il sintomo di piccolezza, e guide forti e versate, facili a saettare qualcosa di intelligente. Tutto nell’impasto di un corpo che cambia tanto nel profondo e con tanto frastuono. Infine, fare parte di una comunità raggiunta, persa, ritrovata, mai fissa.
Devo chiudere e mi sarebbe piaciuto, anche, evitare un affondo melenso, ma proprio non resisto:
O Captains! My Captains!

– Nicolò Cevolani –